27 febbraio 2018

martedì, febbraio 27, 2018


Stamani fa un freddo siberiano. C'è un vento gelido, tagliente, cattivo. Che si insinua ben oltre la pelle, le vene, i nervi, i muscoli, le ossa, la materia corporea. Va giù giù giù, in profondità. Negli abissi. Fino alle Marianne dell'anima.

Allucchetto la bici a una rastrelliera, davanti alla basilica di Santo Spirito. Non ho il coraggio di voltarmi verso la facciata.
Vile.
Pensiero rettile: prendo un caffè. C'è un bar poco più avanti. Entro. Ordino. Mi aggrappo al sorriso del barista. Alla tazzina: calda, conosciuta, rassicurante. Non come quella chiesa là fuori; quei volti funerei; quegli amici che non conosco; quella famiglia devastata dal dolore; quel prete istituzionale; quella commemorazione testamentaria, a un mese esatto dalla morte di Angelica.

Un'onda titanica mi travolge non appena varco la soglia della basilica. Provo ostinatamente a non farmi trascinar via, cingendo, con le braccia, una persona cara. E poi un'altra, e un'altra ancora. Stringo forte. Più forte. Sempre più forte. Sento delle parole che escono dalla bocca di qualcuno. La mia. E una voce che fa: "Ti voleva bene, Alessandra... Non devi sentirti in colpa, anche se era da tanto che non vi vedevate".
Pietà.
Sciolgo l'ultimo abbraccio e la corrente mi porta con sé. Fluttuo per un po'. Infine sprofondo nell'Oceano, seduta su un'anonima panca di legno.
Addio.
Addio, amica mia.

© Alessandra Biagini - tutti i diritti riservati.

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